R.E.S.P.E.C.T.
E’ da circa dieci giorni che sono nella condizione di “cassintegrata“. Poi cosa voglia dire ancora non l’ho ben capito.
E’ strano come ti comunicano che non hanno più bisogno dei tuoi “servigi” lavorativi.
All’improvviso e alla fine della giornata.
Così, non posso salutare nessuno, non posso portare via nulla (che poi cosa ci sarebbe da portar via? Computer? No, grazie ce l’ho già. Dati e informazioni segrete? Manco avessi lavorato per la CIA!!!).
Il distacco, comunque, è veloce e indolore.
Raccolgo le mie 4 carabattole e cianfrusaglie che negli anni ho accumulato sulla scrivania. Foto, biglietti, regalini vari. Appiccicati, tutt’intorno alle pareti della mia celletta blu nell’open space che condividevo con altre 8 persone.
I colleghi-amici, ricevuta la ferale notizia, mi guardano allibiti mentre, con un sorriso forzato, raccolgo le mie cose. E’ quasi una scena da film.
Qualcuno va via prima con i lucciconi e quasi quasi scappa una lacrima anche a me, ma sono più forte, qualcuno ti abbraccia forte e non riesce a staccarsi da te (la mia giovanissima collega per cui ero un punto di riferimento), a qualcuno non gli fà nè caldo e nè freddo e continua a lavorare.
Prima di uscire dalla porta carica di ricordi e carabattole…”Dai ragazzi è tutto ok” dico poco convinta “Sono in cassa integrazione, magari tra un pò mi richiamano”.
Ma non ci crede nessuno nemmeno io.
Chiudo la porta e passando davanti l’ufficio del capo che non ha avuto le PALLE per comunicarmelo di persona, rido, e mi viene in mente una scena dal “Diario di Bridget Jones” quando Briget dice:
“…Se restare qui significa trovarmi a 10 metri da te, francamente preferirei andare a pulire il culo a Saddam Hussein…”
E cammino cantando…
R-E-S-P-E-C-T
Find out what it means to me
R-E-S-P-E-C-T
Take care, TCB
Mirtia
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